Il romanzo di Fabio Bartolomei, da cui è tratto il film, è un meccanismo perfetto che mescola sapientemente comicità e realtà, e la trasposizione cinematografica è fedele e altrettanto valida.

La terza prova da regista di Edoardo Leo, ha innanzitutto il merito di aver scelto un soggetto vincente, al quale si è attenuto riuscendo a caratterizzarlo con i giusti interpreti, attori ormai tutti affermati in grado di calarsi nel personaggio e di reggere il film sulle loro spalle.
E’ infatti delegato ai protagonisti il compito di far scorrere la storia, perché la scenografia è quasi teatrale: una masseria che evolverà da rudere ad agriturismo di successo. C’è bisogno quindi dei loro accenti: fiorentino per la Foglietta, torinese per Argentero, napoletano per Buccirosso, romano per gli altri. C’è bisogno delle loro espressioni, dei loro sguardi, della loro fisicità, perché tutto funzioni. Così le due ore passano gradevolmente e si ride, anche se talvolta con un pizzico di amarezza.

Il film è un’ottima prova di come si può ottenere molto senza grandi investimenti, che la cinematografia è ancora, e sarà sempre, un’opera narrativa, dove prima di ogni altra cosa serve una storia, subito dopo attori credibili in grado di interpretarla e infine una scenografia adeguata.
Per concludere c’è da riconoscere al film un valore di critica sociale, la capacità di tenere in equilibrio la comicità con il tema dell’ingiustizia, il raccontare il fragile equilibrio tra la mediazione e la ribellione al sistema.

 

giulia1300              noielagiulia