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La mia casa si affaccia su una piazzetta al centro di Roma.
Prima del lockdown, quasi tutti i giorni c’era un countdown per salutare l’oggi che diventava ieri. La comitiva di turno veniva a festeggiare sotto le mie finestre un compleanno, una bottiglia sparava via il tappo da uno spumante con un botto, un po’ come stare al Gianicolo dodici ore prima. C’era poi il tradizionale canto di auguri e schiamazzi talvolta fino a notte fonda.
Ho a lungo immaginato strumenti per dissuadere gli avventori, spaziando da gesti innocui ad armi di distruzione di massa, a seconda di quanto fossi stanco e di che ora fosse.
Da qualche tempo, tutto ciò non accade. Di sera e di notte la piazza è deserta. Di giorno ha dei nuovi padroni, pochi, si aggirano indisturbati, si conoscono quasi tutti tra loro, si contendono palline, bevute alla fontanella, si lanciano in corse a perdifiato, alcuni giocano insieme, altri si guardano diffidenti.
Questo accadeva nella Fase 1, poi, nella 2, iniziata da una settimana, si è capito che lo spazio non sarebbe stato più solo loro, ci sarebbe stato un nuovo gruppo a reclamarne il dominio, a inseguire le stesse palline, a bere alla stessa fontanella, a correre e tutto il resto.
I due gruppi di per sé non belligeranti, hanno però degli accompagnatori, che salvi rari casi, credono fermamente nel diritto ad avere tutto e in via esclusiva per i loro assistiti.
Con questi presupposti, moti di rivolta e venti di guerra sono stati inevitabili. Eppure l’inizio della convivenza sembrava poter portare ad altro. All’inizio i bipedi nani accarezzavano i quadrupedi pelosi in segno di amicizia, condividevano lo spazio e avevano turni alla fontanella.
Dietro la finestra, senza guardare, non ero più in grado di distinguere il destinatario delle frasi affettuose. “Lascia stare la pallina non è tua” poteva essere destinata a delle piccole mani o a una bocca.
Finché la pallina non ha fatto il salto di specie, tutto è sembrato sotto controllo, poi però è accaduto, e in quel momento, anche senza vedere, ho capito che la vita in piazzetta non sarebbe stata più la stessa.
“E’ buono, non farebbe male a una mosca” ho sentito dire a una mamma mentre il figlio tentava di investire il cane col passeggino.
“L’ho educato con la consulenza di uno specialista e segue i miei ordini alla lettera” rispondeva la proprietaria dell’animale che aveva la pallina del bambino immobile nella bocca.
Poi i toni si sono alzati, e allora si è parlato di guinzagli, di prendere per mano, di mettere museruole, di legare nelle carrozzine, ma ancora non è bastato e allora c’è stata un escalation fino alle mascherine FPP3, i decreti legge e le autodichiarazioni.
Solo le disposizioni sul distanziamento sociale hanno evitato il peggio e le due contendenti si sono allontanate dalla piazzetta in direzioni opposte.
Solo allora ho capito che la mamma era in realtà la proprietaria del cane e viceversa.

Sottolineo che è una fake news, che però sarebbe potuta accadere e che non escludo sia accaduta realmente senza che me ne accorgessi.
Al contrario i festeggiamenti di compleanno erano la norma.
Una volta ci fu un trenino di persone che cantava “Brigitte Bardot”, spero torni su questi binari e di tornare a sognare di essere un cecchino implacabile.

“omnia mutantur nihil interit”
(C’è scritto al centro della mia piazzetta)