Recensione Film Tempo di Lettura 4′

Una sera davanti alla TV è diventata molto più impegnativa di ciò che era tanti anni fa. Da bambino svolgevo un ruolo passivo e vedevo ciò che offriva la TV di stato. Da adolescente la scelta si è ampliata, ma limitatamente, con la TV commerciale ed è nato il termine zapping, a indicare il girovagare tra i canali. Oggi l’onere della scelta tra le migliaia di opzioni disponibili, fagocita una parte della serata e soprattutto mi rende protagonista consapevole, che forse è proprio la parte peggiore di questa evoluzione.
Ieri sera cercavo un film tra i vari servizi di streaming. Per ogni titolo consultavo IMDB per comprenderne la qualità. Ne ho scartati decine, fino ad approdare a una gradevolissima commedia con tanti spunti di riflessione: “Il piacere è tutto mio”.
Un film tutto al femminile per regia, sceneggiatura e interpretazione, con la straordinaria e pluripremiata Emma Thompson.
La trama si snoda quasi interamente all’interno di una camera d’albergo, dove una donna di mezza età assolda un giovane gigolò, alla ricerca di emozioni che le sono mancate nel corso della sua vita.
I due protagonisti rappresentano due epoche diverse dell’esistenza, quindi due modi altrettanto diversi di viverla, almeno a prima vista.
Camminando insieme, ovviamente si incontrano in posti comuni e si accompagnano in posti sconosciuti per uno dei due.
La donna guarda continuamente indietro al suo passato, con cui cerca di fare pace, non alla ricerca di conferme, ma con la volontà profonda di metterlo in discussione e comprenderne gli errori.
L’uomo, sebbene abbia molto meno tempo alle spalle e appaia solido nel presente, ha dei fantasmi che lo accompagnano e con cui forse non ha fatto completamente i conti.
Il film è il racconto di questo percorso fatto insieme dai protagonisti, dove però la donna ha un ruolo dominante, perché è colei alla ricerca di risposte, mentre il giovane uomo si tiene in equilibrio senza farsi domande.
Il tono è quello di una commedia raffinata, dove si sorride e si pensa.
Il personaggio femminile è fantastico, perché mette a soqquadro le scelte di una vita, senza paura di rimpianti e rimorsi, si mette completamente in gioco, ma con tanta fatica, sovvertendo un equilibrio naturale fatto di regole e consuetudini.
Il passato ingombrante nella sua rigidità, diventa malleabile e nella negazione delle regole che lo hanno governato, si sana con indulgenza.
Il film, visto con gli occhi di un uomo, è uno spaccato denso e ricco della complessità del mondo femminile, che prende forma grazie a una sceneggiatura solida e a un’interpretazione vibrante.
Forse la conclusione finale del film riguarda il valore delle scelte, che talvolta ci limitano nel piacere della scoperta.
La donna si incammina su una strada che ha sempre scelto di non percorrere, con il coraggio di vivere l’emozione del rimpianto di tutto il tempo speso senza quel cammino.
Eppure senza paura sceglie di negare tutto ciò che ha sempre scelto e in cui ha creduto, per camminare una strada non sua, con la speranza di scoprire qualcosa di bello, che sarà tale a prescindere da aver sbagliato nel passato.
Con le dovute e profonde differenze, ho ripensato all’inizio della serata, alla scelta del film, alla lettura dei giudizi, alle tante pellicole scartate e mi sono chiesto quante volte ho visto qualcosa di bello senza avere la minima idea di cosa mi attendesse.
Forse la sorpresa e la scoperta sono già una parte importante del piacere e senza di esse finiamo sempre per perderci qualcosa.