Liberamente tratto dai romanzi di Francesco Piccolo: “Momenti di trascurabile felicità” e “Momenti di trascurabile infelicità”, il film di Daniele Luchetti, trae da questi ultimi più che altro alcune considerazioni quotidiane del protagonista.
La storia è inventata ex-novo da regista e scrittore, che firmano insieme la sceneggiatura.
Il film non è memorabile e non molto originale, mi ha infatti riportato alla mente il tanto amato “Il Paradiso può attendere”, commedia americana anni 70.
Però è un film che fa riflettere molto e per questo andrebbe visto.
Ci spinge a guardare i “momenti” della nostra vita, a capire che la loro somma è la vita stessa e non sono trascurabili.
Ci fa proprio analizzare la nostra umanità e rispecchiare in parte nel protagonista, che nella sua meschinità, talvolta esasperata, ci rende giudici, ce lo fa disprezzare ma al tempo stesso riconoscere come uno di noi.
Ripercorriamo con lui una vita normale fatta di inciampi e di superficialità quotidiana, sorridendone ma anche amaramente vedendo il flusso.
Il tempo è scandito per l’intera durata del film, perché al contrario della vita stessa, il protagonista ne ha piena consapevolezza, conoscendone il termine ultimo.
Sembra proprio che l’incapacità di vivere delle persone in fondo sia legata al non prendere piena coscienza di una durata imprevista della loro vita, che li illude di poter posticipare ogni cosa.
E allora i momenti fuggono, trasformandosi in occasioni mancate, mangiati dal tempo, che, però benevolo, ne propone sempre di nuovi.
Si esce dalla sala con la voglia di guardarsi dentro e di fare un bilancio, di chiamare le persone care e spiegargli perché lo siano, di rimuovere il superfluo e di assaporare il senso delle cose.
Se ciò che chiediamo a ogni forma di narrazione, non è solo raccontarci una storia, ma portarci altrove, farci pensare, sognare, progettare, se è tutto ciò, allora il film è riuscito in pieno.

momenti